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Attacco alle ammiraglie: ecco in che cosa sbagliano i grandi operatori telefonici
agosto 30, 2018
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I grandi operatori della telefonia mobile stanno sbagliando qualcosa! Soprattutto TIM. Ecco qualche considerazione, con una spolverata di macroeconomia.

A Roma, non lontano da Coaster, è appena sbucato un negozio ILIAD. È il primo che vediamo e ci porta alla mente il nostro post di qualche tempo fa sull'argomento. In quella sede ci limitavamo a illustrare le contro-offerte degli operatori rispetto alla "granata" Iliad. Già, perché di granata si tratta: dirompente, mette in discussione tutto e tutti, introducendo nel mercato della telefonia mobile dei prezzi enormemente al di sotto di quelli medi, su cui erano tutti "misteriosamente" tarati.

A distanza di un po' di tempo riscontriamo questo stato dell'arte:

  1. Il mercato della telefonia mobile è oligopolista e cartelloso (se si può dire "petaloso" si potrà dire anche cartelloso) come tutti i mercati non espandibili. Iliad è riuscita ad entrare indisturbata e si sta prendendo la sua quota di mercato.
  2. È come se la diga avesse ceduto: sono sbucati anche altri, cosiddetti, operatori low cost. Solo il gruppo Vodafone (con la controllata VEI) era pronta da subitissimo con il brand "ho." e un'offerta davvero in concorrenza con quella di Iliad. Fastweb/Wind ha fatto qualcosa di simile e nell'immediato, ma con offerte non davvero in grado di competere.
  3. Nessun grande competitor ha abbassato i prezzi a parità di servizio.

Se ti diverte la macroeconomia, non puoi non avere già i pop corn in mano: siamo nel pieno di un Risiko!

Lo scenario è questo: a un certo punto devono essersi create le condizioni ottimali affinché dei nuovi operatori si lanciassero alla conquista del mercato, attaccando - come mezzi agili e leggeri - le grandi e lente navi presenti. In questi casi nulla è lasciato al caso ma si deve agire in velocità: ci si prepara da tempo e per tempo e ci si avvantaggia anche delle opportunità normative e politiche di un dato paese.

Posto questo scenario, insomma, a un certo punto si sferra l'attacco. Il mercato della telefonia mobile non è espandibile: si potranno fare tutte le offerte del mondo, ma si arriverà sempre a un punto di saturazione. Più di un certo numero di sim, insomma, non si venderanno (la domanda è "rigida"). Se un utente è soddisfatto della propria offerta telefonica e possiede già 1 o 2 numeri di telefono, probabilmente non sentirà il bisogno di comprarne anche altri 10 o 20. Non sono scatole di biscotti, non si consumano. Il mercato non espandibile viene sovente rappresentato, all' affascinato studente di Economia, come una torta divisa in fette. Ogni fetta è una quota del mercato. La torta potrà pure ingrandirsi un po', ma sempre una torta resterà. Il gioco sta nell'accaparrarsi una fetta sempre più grande, rubando i pezzi degli altri, fino ad avere la torta intera (solo che quando tu arrivi alla torta, l'Antitrust arriva a te).

Per entrare in mercati del genere bisogna essere forti, fortissimi, perché sono mercati con grandi barriere all'ingresso: occorrono enormi capitali, le tecnologie necessarie, la struttura adeguata ecc.

Detto questo, il mercato bene o male si assesta diviso fra grandi oligopolisti che di solito trovano una pace e un equilibrio fra di loro e, da veri gentiluomini, non vanno a rubare esageratamente la torta degli altri. Non conviene a nessuno.

Ecco allora che in questo luogo pacifico irrompono gli operatori low cost. È il panico.

Abbassare i prezzi sì, i grandi competitor possono senza dubbio farlo. Ma non possono abbassarli così tanto.  Del resto, che cosa potrebbero fare? Chiudere i negozi in tutta Italia per risparmiare sul personale? Eliminare i call center esterni e gettare nel panico l'anziano non digital che chiama per lamentarsi? Non possono tornare piccoli, se sono grandi, almeno non così velocemente.

TIM, a distanza di un periodo di oltre un mese che le costerà caro, ha seguito Vodafone e lancia un brand low cost: KENA MOBILE. Lo fa per quanto detto sopra e anche per non cannibalizzarsi, come si dice in gergo.

Chi scrive ha cambiato operatore telefonico, abbandonando TIM per Ho. Prima di farlo, però, abbiamo fatto un test con TIM.

IL TEST

Un mese fa abbiamo telefonato al call center di TIM e abbiamo chiesto un'offerta migliore. Stiamo spendendo molto, ci sono offerte molto più vantaggiose sul mercato, ma noi ci troviamo bene con TIM e vogliamo restare: teneteci con voi!

La risposta di TIM è stata: purtroppo non ci sono offerte per gli attuali clienti. Le sole offerte sono destinate a chi proviene da un altro operatore. Vi consigliamo di ANDARVENE, portare il numero su un altro operatore e dopo ritornare a Tim. A quel punto c'è qualche offerta (svantaggiosa, scopriamo poi). Riassumiamo: il nostro operatore (Tim) ci suggerisce di andare via. Non contano i tanti anni e i tanti soldi che ci hanno unito.

 

È davvero stupido, in un mercato chiuso, dimenticarsi che l'utente è tutto. Non avere una controproposta pronta e, soprattutto, spingere l'utente verso un altro operatore è una mossa davvero poco intelligente: stai regalando un pezzo della tua torta a un altro.

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