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Lavoro: le regole del galateo che vogliamo infrangere
marzo 22, 2018
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Netiquette, ma anche galateo di Giovanni della Casa. Ci sono regole intramontabili e regole che nascono dai tempi. Se la regola (non universale) di evitare il rutto a tavola non ha a che vedere con l'evoluzione tecnologica, lo fa quella che dice di non abusare con le maiuscole nelle conversazioni online, perché equivalgono a urlare.

Ebbene, oggi abbiamo deciso di abbattere alcuni paletti e lasciare spazio al buon senso, perché talune regole di galateo, particolarmente quelle inerenti a comportamenti online, si scontrano con le esigenze del vivere. Proviamo a non essere troppo intransigenti con gli altri e con noi stessi e accettiamo di arrotondare alcune spigolature.

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"Alle email si risponde subito"

Secondo noi no: si può rispondere in ritardo, a determinate condizioni.

Quanti account gmail avete? Alcuni di noi, qui al coworking, hanno dichiarato di gestirne dai 10 ai 15 e molti di essi sono client su cui "girano" indirizzi di domini ufficiali. Troppi, per essere svelti nel rispondere con cognizione. Inoltre: quando arriva un'email si vede subito, ma non sempre si può subito rispondere. Dobbiamo tutti fare i conti con la realtà che i nostri apparati sono connessi tutto il giorno senza interruzioni, è vero, ma noi non lo siamo. Perchè mangiamo, andiamo al bagno, parliamo con la gente e molte altre cose divertenti.

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"Le emoticon non sono professionali"

Il tuo direttore di banca

Anche la tua banca usa le emoticon quando ti scrive.

Le emoticon nell'oggetto della mail aumentano il tasso di apertura e, in ogni caso, sono collegate a una serie di miti più o meno veritieri per cui, ormai, sono diffuse in ogni settore, tipologia di mittente e contenuto. Inoltre va notato come le emoticon, quando utilizzate con sapienza, svolgono una funzione precipua, che è quella di connotare un testo digitale quando questo è scarno, veloce, necessariamente conciso. La letteratura ottocentesca, ricca di romanzi epistolari, ne faceva tranquillamente a meno. Ma tu una lettera di due pagine non puoi scriverla, perché stai lavorando, non stai per buttarti da un precipizio per amore.

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"Ci si siede composti"

Sì, sempre, ma cambia il modo di intendere questa regola

Gli spazi di lavoro sono sempre più smart: ci si siede su qualsiasi cosa, dai pouf fino alle palle ginniche. Si utilizzano postazioni condivise e talvolta ci si parla in modo non frontale, ma dallo stesso lato del tavolo. Può capitare che la seduta formale, comunemente intesa come "posa composta", lasci il posto alla praticità. Si può essere composti anche se seduti su un pouf, è tutta una questione di tecnica. Ma di certo l'incrocio delle caviglie in stile Windsor sarà alquanto difficile.

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"Dottore si utilizza a prescindere, in relazione al ruolo"

Sì, perché a determinati livelli non puoi ragionare sul possesso o meno di una laurea. Però vale anche il contrario. A livelli impiegatizi non devi dare per scontato che siano tutti "signor/signorina"

Il caso più eclatante riguarda le segretarie. Il 35% degli italiani è laureato. Inoltre, vi è ampia offerta di lavoro (intendiamo "prestazione di lavoro"). In ultimo, l'Italia pullula di micro imprese, dove spesso i ruoli devono sovrapporsi. Tutto questo contribuisce a far si che sempre più le figure di staff, come la segretaria, siano altamente professionalizzate. Dottoresse poliglotte, esperte di amministrazione, figure anche manageriali, se lavorano in grandi imprese. Non puoi appellarti a loro con "signora" o - peggio- "signorina". Va quindi evitato. Ti conviene usare sempre "dottoressa" quando parli con: assistenti notarili, assistenti di top manager, assistenti di presidenza, segretarie amministrative, segretarie personali di personalità delle istituzioni.

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"Abbigliamento sempre adatto all'occasione. Cravatta obbligatoria per le riunioni che contano."

No, decoro e personalità

"Abbigliamento adatto": dobbiamo tenere conto dei tempi. Sdoganato oramai da tempo il binomio maglione e camicia, come anche (d'altro canto) i gemelli sempre e comunque, la T-shirt con i jeans per parlare con gli investitori e molte altre eccentricità che ora sono norme, vezzi nascenti dallo stile di una persona, da una identità che deve emergere nei rapporti umani e professionali. Alcune cose vanno sempre evitate, altre sono concesse, ma l'unica parola chiave è "decoro". Non esiste un abito adatto e uno meno adatto. Esiste solo l'attenzione verso le persone che dobbiamo incontrare (che non vanno messe in imbarazzo o a disagio) e la cura verso noi stessi. Il resto lo farà il vostro cervello. Che sia quello, il vostro vestito più adatto.

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Come avrai capito, non ci interessano schemi e convenzioni. Indossa il tuo cervello e vieni a conoscerci il 29 marzo per aperitivo+business game con la community di Tlab!

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