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Le verità che non vorreste sapere e che abbiamo scoperto dai coworker
marzo 9, 2018
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Dietro allo scintillio di un' azienda straordinaria può celarsi una vita d'ufficio assolutamente ordinaria. 

Un grande nome, di quelli che fanno gli spot alla tivvù, di quelli che "sarebbe un sogno lavorarci", potrebbe stupire con i suoi Windows XP, con le pile di fogli stampati e con la contabilità in Excel. Normale, a volte caotica, altre volte sorprendentemente disorganizzata è la vita di tanti uffici celati dietro ai vetri di grandi palazzi.  Non solo. Un marchio che sostiene i diritti civili potrebbe nascondere una gestione del personale davvero discutibile. Insomma: sono molte le incredibili scoperte che si fanno quando, in uno spazio come il coworking, si entra a contatto con molteplici vite ed esperienze. I racconti, al coffice, a volte fanno rabbrividire, altre volte rassicurano, perchè ti fanno comprendere quanto anche le grandi realtà e le grandi vite siano, alla fine, tanto simili a quelle di piccoli uffici di poche persone

Qui ti raccontiamo alcuni spaccati che per molti versi potresti già conoscere e che non sono verità che ha sperimentato chi scrive, ma soltanto delle voci da coffice. Sono fatti che abbiamo sentito talmente tante volte e da così tante persone che, alla fine, detti e ridetti da più parti, hanno creato degli stereotipi.

Ecco a te, quindi, gli stereotipi nati al coworking.

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Quotidiani

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Le grandi firme sono poche e sono la facciata, laddove incarnano la linea editoriale e politica del quotidiano. I giornali, ora, sono quelli online e nella pratica sono scritti da una pletora di freelance pagati 5 euro a pezzo, che a volte non conoscono la grammatica italiana e lavorano per grandi volumi. Una catena di montaggio che vomita notizie a raffica in cui una persona può arrivare a scrivere anche oltre 10 pezzi al giorno, senza sosta, a casa o in una redazione polverosa. Talvolta non vengono nemmeno dal mondo giornalistico: sono giovanissimi che sanno usare i social e pubblicare online e che spesso rimpiazzano giornalisti che da anni andavano avanti a rinnovi di contratto. Punto.

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Agenzie pubblicitarie

 
 Un mondo in cui ci si conosce tutti, in cui appena accarezzi l'idea di cambiare agenzia subito la voce arriva al tuo capo (ti è bastato pensarlo, lui lo sa già) e a tutte le altre agenzie. Un mondo dove la parola "Cannes" è la parola chiave. Appare, inoltre, anche come un settore senza orario, in cui si lavora davvero senza pause e dove la "gara" arriva il venerdì sera e devi starci. Ma è anche un settore in cui si possono raggiungere immense soddisfazioni che toccano la parte più emozionale dell'essere umano: quella della fantasia, della creatività e del talento, che in una agenzia, seppure limitata fortemente da brief e gerarchie, ha davvero la possibilità di esprimersi. Il processo produttivo dell'agenzia di comunicazione ha al suo interno, appunto, delle fasi creative e quelle fasi non possono essere imbrigliate in uno scheduling. Si vive quindi di pizza e birra in sede e di nottate, in una eterna schermaglia fra account che aspettano dei file e creativi che non possono inviarli perché non è arrivata l'idea.

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Grandi società di consulenza

Non avrai altro dio all'infuori di me. Non avrai orario, dovrai aspettare per farti una famiglia, ti formerai come un pazzo e riverserai la tua conoscenza sulle mie carte, per poi formare a tua volta altre persone come te. Sarai una specie di robot che macina dati ma attenzione: per tutto questo ti pagherò molto bene. Nelle grandi società di consulenza a 30/32 anni devi essere manager. Quando sei manager in genere molli per avere una parvenza di vita privata. Chi esce dalle grandi società di consulenza e ha fatto tutto quel che doveva fare, ha una preparazione eccellente nella propria materia, a volte un po' troppo settoriale, ma che sicuramente è garanzia di professionalità e affidabilità.

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Studi legali

Ci entri a 28 anni e per i primi due fai studio-tribunale, tribunale-studio. Poi per altri tre fai parafanghi a rimborso spese. Dopo arrivano le prime cosette divertenti e ti senti già vecchiotto. "A Roma ci sono più avvocati che in tutta la Francia". Figuriamoci in tutta l'Italia. L'esame da avvocato è l'ostacolo più difficile di questo mondo e ci sono file di trentenni in attesa di questo eterno "secondo esame di maturità" che pesa come un macigno sulle aspettative loro e dei loro genitori. Diverso il discorso per i grandi professionisti. Il dominus è un'austera entità che ha misteriosamente mille ore libere il giorno per cause, incontrare i clienti, andare al circolo, concludere affari. La verità è che lavora e basta e vive di intense, quanto necessarie e faticose, pubbliche relazioni.

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Enti pubblici o quasi: i demigod

I demigod (o semidei) sono quelle aziende dalla fattezza privata ma che in realtà sono la risulta di un ente pubblico, che sceglie di adottare la forma privata per poter gestire con più relax alcune faccende come assunzioni e forniture. I demigod funzionano esattamente come un ente pubblico, con la differenza che al loro interno puoi entrare in contatto con una creatura mitologica: la raccomandazione, che qui trova il suo habitat naturale. I demigod funzionano così e bisogna solo sperare di avere fortuna, come cittadini, nella consapevolezza che anche i demigod hanno bisogno di qualcuno che lavori e li faccia andare avanti. E che, quindi, anche lì dentro ci sia qualcuno che si dà da fare.

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