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Vita reale e privacy: ti riconosci in questi atteggiamenti?
maggio 28, 2018
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Confessiamolo: il privacy-day ha intasato le nostre caselle di posta, con il risultato che non abbiamo letto nemmeno una comunicazione e non abbiamo (ancora) rinnovato i dati per nessuna delle speranzose imprese che ci hanno scritto.

Passata la tempesta sarebbe buona norma dare uno sguardo a chi ci ha contattati e adempiere: perché se è vero che l'azienda deve mettersi in regola, così dovremmo fare noi utenti, agevolando questo processo con spirito collaborativo. In particolare dovremmo appurare di rimanere nelle mailing list che ci interessano. Perché alcune ci interessano eccome.

Fatta questa premessa, proviamo a sollevare lo sguardo dal monitor e guardiamoci intorno. Stiamo facendo di tutto (poco, perché la situazione ormai è irrimediabile) sul web, ma nella nostra vita fuori dal web? Siamo parimenti avveduti anche fuori dal web?

Tanto siamo proiettati dentro allo schermo da rischiare, talvolta, di cadere in banalità di tutti i giorni che mettono davvero molto a rischio la nostra vita privata. Una considerazione nata dalla vita nel nostro spazio di coworking. Qui si avvicendano davvero molte persone e nel tempo abbiamo osservato fra noi dei comportamenti molto comuni considerabili "borderline" in termini di riservatezza. Abitudini che, in determinati contesti o in situazioni particolari, possono rappresentare un rischio per la nostra privacy.

Qui ne trovate alcune: vi ci rivedete?

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"Mi dai il codice?"

Casi reali. 

Le prove con videoproiettore non vanno e al cliente metti a disposizione il tuo portatile.

A un collega si scarica lo smartphone prima di mettersi in auto, ma deve controllare Google Maps di corsa, quindi gli presti il tuo.

In entrambi i casi potresti sentire la fantomatica richiesta: è andato in stand by, mi dai il codice?

Chiariamolo: non puoi rifiutarti con un secco NO. Significa che non ti fidi di quella persona.

Ma nessuno contesterà la sanissima abitudine di non enunciare i tuoi codici d'accesso in pubblico e apprezzerà che ti avvicini per digitarli di persona. Semplice.

// 2

"Lo scarico sul desktop"

Siete relatori a un convegno e avete la presentazione su chiavetta. Il moderatore vi invita a scaricarla sul portatile di servizio, come fanno anche gli altri, così non perderete tempo durante la presentazione. 

Ebbene, in quel momento state caricando sull' apparecchio altrui i vostri documenti. Qualunque sia il contenuto, sarebbe buona norma, semplicemente, evitare di farlo, sempre e comunque, per non sbagliarsi. Punto. Inserire la chiavetta al momento dell'intervento e poi staccarla portandosi via i propri torbidi segreti. In verità, sappiamo che questo è molto difficile da attuare nella realtà, in particolare se la scaletta è serrata e non si può lasciare spazio a imprevisti. Una soluzione? Cancellare il file appena finito di parlare, al momento (ve lo auguriamo) degli applausi.

//3

"Pronto, ciao"

7/24 telefonate no stop. La vita di chi è iperconnesso è così. Non ci sono cene, pranzi o pause, quando lo strumento per comunicare è sempre nelle nostre mani e le persone che vi stanno telefonando lo sanno. Poniamoci sempre la questione se gli argomenti di cui probabilmente parleremo sono molto confidenziali. Siamo sempre in mezzo alle persone, per esempio in autobus, in strada, al bar. Luoghi in cui per il solo fatto di non conoscere le persone che ci sono accanto, pensiamo di poter parlare liberamente.

Invece è proprio quello il motivo per cui non andrebbe fatto: non potete sapere chi sta ascoltando la vostra conversazione e che uso potrebbe fare di quelle informazioni. Un caso fra mille? Parlare delle vostre imminenti vacanze, con date precise e frasi tipo: devo lasciare il cane a mia zia, perché la casa sarà vuota per due settimane. Attenzione!

//4

"L'hai stampato tu?"

Se qualcuno ve lo chiede venendo verso di voi con una manciata di A4, significa che ha letto e sa già che quelle stampe sono le vostre. 

Stava ritirando le proprie dalla macchina e si è ritrovato in mezzo il vostro estratto conto bancario, o un biglietto del treno, o una mail del fornitore. Insomma: qualunque fosse il contenuto, ormai è noto anche a un'altra persona. Lì per lì non vi interessa, perché non avete nulla da nascondere o quella persona è vostra amica, ma questo comportamento è semplicemente un comportamento rischioso. Quando mandiamo in stampa qualcosa in una stampante condivisa, dobbiamo alzarci e attendere che esca.

//5

Il fantomatico errore del CCN

È capitato a tutti, prima o dopo. Se a voi non è ancora successo, succederà, perché non si scappa dal fantomatico errore del CCN.

A noi che lo abbiamo vissuto suona noto. Per tutti gli altri: è quando stai mandando una mail a 62 contatti, sei convinto di aver copiato gli indirizzi in copia nascosta e invece no. La mail parte e gli indirizzi sono tutti in chiaro. 

È finita. Ti senti morire e gratti lo schermo come per recuperare quel foglio virtuale partito per sbaglio. 

Oramai è andata. Hai solo due opzioni: fare finta di nulla, certo che il tuo pubblico non se ne accorga, oppure scusarti immediatamente con tutta la lista. Suggeriamo, chiaramente, la seconda opzione. Ma puoi attuare alcuni stratagemmi sempre validi per evitare che accada: il primo è di applicare l'impostazione di annullamento dell'invio. Gmail ti consente anche di regolare il timer, la durata di sospensione della mail entro cui puoi cliccare un salvifico "annulla invio". La seconda abitudine, ben funzionante, è quella di digitare gli indirizzi sempre e solo alla fine della stesura della mail. Questo vale sempre. Quando scriviamo un'email, abituiamoci a digitare l'indirizzo sempre e solo alla fine, quando non abbiamo più il cervello impegnato nella formulazione del contenuto e possiamo concentrarci solo su questa attività. 

//5

"Mi appoggio al bar con il portatile"

Attenzione, smart worker. È vero che sei abituato a lavorare al tuo MAC/PC in tutte le condizioni, anche sul mulo con gli sherpa, ma considera sempre che mentre lo fai, se sei in un ambiente pubblico dovrai usare delle accortezze. Non parliamo solo di dati su reti non sicure. Parliamo di qualcosa di più banale: se ti appoggi al bancone del bar, stai certo che dietro avrai delle persone e queste persone vedranno quello che fai. Lo stesso dicasi per il tavolino fra dieci altri tavolini. Da Coaster, per esempio, il bancone del coffice è stato studiato a "elle", seguendo il muro, perché chiunque abbia alle spalle solo una parete. In sostanza ti stiamo invitando a scegliere o tavolini, panchine, scogli dove alle spalle non possa sopraggiungere nessuno, oppure COASTER, in via Caio Mario 14/B a Roma. Paghi a ore e hai tutto incluso, anche il cornetto!

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