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Brainstorming: lo abbiamo fatto bene. Ed è stata una scoperta.
Dicembre 6, 2019
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La parola "brainstorming", capitata durante una lezione di marketing all'università, fece piovere su noi speranzosi economisti del futuro un concetto umanistico. Dai numeri eravamo passati alla sociologia, alla psicologia, alla filosofia.

L'idea di esprimere i pensieri in uno stream of consciousness come dei Joyce da tv commerciale ci esaltava. Abbiamo capito con il tempo che il brainstorming non è un gioco e che appartiene alla schiera degli strumenti più potenti che ci sono per partorire idee. Il brainstorming fa delle cose che una macchina non può fare, perchè una macchina può ragionare più velocemente di dieci cervelli, ma non potrà mai avere i ricordi, le sensazioni, i filtri e le emozioni di dieci esseri umani. Ne parliamo oggi, anche se è una cosa vecchia, perchè qui si entra in un ambito molto contemporaneo che ora non ci riguarda, quello dell'intelligenza artificiale e del machine learning, pertanto: torniamo al nostro brainstorming.

Il brainstorming deve essere un flusso continuo. Una tempesta di idee. I cervelli devono accendersi l'uno con l'altro e per questo l'ascoltatore non deve interromperli o influenzarli con domande e stimolazioni, ma solo farli connettere e auto-alimentare.

Vi raccontiamo la nostra esperienza con uno fatto bene, quello di Pontevia, rete romana di talenti francofoni, che è una associazione fuori dai tradizionali clichè del networking professionali. Siamo diventati partner da quando abbiamo capito che entrambi lavoriamo sui rapporti umani, prima che su quelli lavorativi e che questo è il fondamento per costruire anche, ed eventualmente, altre cose. Quando partecipiamo agli eventi di Pontevia entriamo in contatto con la cultura francese di persone straniere che amano l'Italia, che ci offrono un punto di vista costruttivo. Ci sono diversi italiani, in Pontevia, e nel complesso i membri sono tanti, si conoscono ogni volta persone nuove. È Sarah, la responsabile dei partenariati, a coinvolgerci nel brainstorming. Ci dice che funziona così: degli imprenditori presentano un progetto, un pubblico di "cervelli" ascolta e sceglie un imprenditore, infine i cervelli si riuniscono al tavolo dell'imprenditore prescelto per offrire il loro contributo.

Partecipiamo come imprenditori. Entriamo con delle certezze, usciamo con tante idee da riordinare. Le nostre. Perchè il nostro tavolo, foltissimo, ha messo in discussione alcuni pilastri. Abbiamo posto, infatti, un quesito relativo a una nuova app che vorremmo sviluppare, chiedendo al pubblico di sollevare dubbi e far emergere le criticità.

Ecco che cosa ha funzionato!

  • Pontevia prepara gli imprenditori. Ci ha chiamati nei giorni precedenti per aiutarci, a mo' di coach, a trovare la domanda giusta da porre alle persone.
  • I cervelli erano tanti e hanno scelto liberamente il tavolo in cui si sentivano più stimolati.
  • Ci si dà rigorosamente del tu.
  • Ai cervelli viene chiesto di non presentarsi: devono parlare a ruota libera e l'imprenditore in questo modo non è condizionato.
  • Se al tavolo emergono idee già sentite, o cose a cui l'imprenditore aveva già pensato, questi non deve dirlo ma lasciare che il flusso prosegua.
  • Vi sono dei moderatori: Pontevia segue i tavoli, cerca di incoraggiare le idee, di guidare il brainstorming per quanto possibile senza interferire con il flusso.
  • I tempi sono contingentati.
  • Hai blocchi e penne per prendere appunti. Le idee dei cervelli sono preziose e non vanno lasciate lì!
  • Liberi tutti alla fine, con un aperitivo che cala su un pubblico che si sente già connesso, senza gli imbarazzi del tradizionale "aperitivo di networking".

Lo spirito dell'ascoltatore è quello dell'umiltà. Lo spirito del cervello è quello della generosità. Applicando questo approccio è possibile rendere il brainstorming un'esperienza costruttiva, di senso, anche nella nostra organizzazione, coinvolgendo conoscenti, amici, colleghi per lavorare su un'idea.

 

 

 

 

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