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Elogio dei piccoli successi
ottobre 2, 2017
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Tempo di lettura: 2,5 min.


Se non hai un garage non sei nessuno.

Solo lì puoi partorire le idee più sorprendenti e rivoluzionarie, quelle che cambiano l'internet e l'universo-uomo.

Ci hanno convinti che si debba avere successo a tutti i costi. Un successo fatto di stupore, enormità, idee rivoluzionarie che con grande forza di volontà ("e molti fallimenti") prendono forma e cambiano i paradigmi. Il traguardo da raggiungere è sempre più ambizioso: sono sempre più giovani e sempre più "smart" i geniali founder della app del secolo. Diventano milionari con una certa facilità, generalmente nel summenzionato garage che li porterà a diventare i divi della rivista MILLIONAIRE.

Lo sappiamo perché la leggiamo, restando sempre più basiti davanti all'eccitazione chimica con cui la rivista vomita valanghe di storie di startupper disegnando uno stereotipo capace solo di gettarci nello sconforto.

L'ultima - per noi decisiva - è stata la storia di Adam d'Angelo, fondatore di QUORA. Non raccontiamo la sua storia, perché è facile reperirla un po' ovunque. Vi invitiamo solo a guardarlo:

Praticamente un bambino.

Un bambino milionario che conduce direttamente alla depressione e al nulla eterno, dove la sola alternativa è arare i campi abbandonando la vostra società semplificata a 900 euro.

Non ce l'abbiamo con la rivista, affatto, perché essa svolge solo il lavoro che è chiamata a fare, quello di dare voce alla cultura che definiremmo di "startup-porn": quella che asseconda la fame (forse tutta italiana?) di fiabe contemporanee in un momento di crisi, dove la sfida è quella di non avere molti mezzi, ma diventare ricchissimi grazie al proprio ingegno.

Esattamente come Pollicino, ci rivediamo in questi eroi imberbi abbandonati nel bosco e che hanno un'idea geniale per battere l'orco-crisi economica. I titoli con cui siamo bersagliati tutti i giorni, da più parti, visti separatamente sono grotteschi o deliranti. Nel loro insieme, invece, ci urlano addosso: "come hai potuto non pensarci TU per primo? Non vedi? Lui è riuscito a farlo con un PC e del fil di ferro, lo avevi anche tu in casa. Quindi sei un fallito".

Prima di proseguire, riportiamo qui di seguito alcuni di questi titoli.

  • "Produco i calzini di bambù che aiutano i gorilla"
  • "Quattro studentesse inventano l'”uovo sodo vegano”
  • "Dalla buccia dei nostri pomodori abbiamo ricavato una vernice"
  • "Lasciano il lavoro alla Microsoft e creano l’app per prenotare l’ombrellone in spiaggia"
  • "Così ho creato la fotocamera per selfie volanti che piace in 81 Paesi"
  • "A 23 anni, inventa una cover per smartphone che fa il caffè"
  • "La mia App per i neolaureati raccoglie 2 milioni di finanziamenti"

Il problema è che sono tutte storie vere e bellissime. È davvero molto importante che nel nostro Paese vi siano idee e innovazione e che vi siano persone che, grazie alla ricerca, producano risposte nuove a esigenze quotidiane. Quello che ci sentiamo di contestare è, per l'appunto, lo startup-porn: non esiste altro che questo, mentre invece tanti di noi sono i meravigliosi creatori di piccoli successi, in contrapposizione ai giornalistici grandi successi. Piccoli successi che non li porteranno per ora sulle copertine delle riviste o che non modificheranno dei paradigmi. Ma sono i nostri splendidi risultati, fatti del primo stipendio che ci siamo auto-assegnati, di un articolo su un giornale, di un contratto portato a casa, di un fatturato equo, dopo anni di datori di lavoro che pagavano in ritardo.

Ecco allora, secondo noi, le domande da porvi quando vi immergete nelle startup stories.

  1. Siete sicuri che l'eroe non avesse né mezzi né opportunità? Questa è la domanda chiave. Ad esempio: per ragioni familiari o economiche non tutti possono permettersi, a 20 anni, di fare una esperienza di sei mesi negli U.S.A.. o di frequentare un MBA prestigioso.
  2. Quanto c'è di propensione al rischio e quanto, invece, di possibilità di rischiare? Ossia: alcune persone possono permettersi di fallire più di altre. Chi ha dei figli o altre responsabilità, pur se dotato di una forte spinta imprenditoriale, potrebbe darsi priorità differenti.
  3. Quanto hanno contato le persone giuste nella storia? Valutate con attenzione se, dietro alle storie di successo, ci sono rapporti con persone influenti. Non tutti possono ambirvi e le chance non sono uguali per tutti.
  4. Avrei davvero potuto farlo anche io? Alcune storie sono potenti perché parlano di cose che conosciamo e ci sembrano alla nostra portata. È davvero così? C'è molta differenza fra l'essere geek e l'essere un ingegnere informatico.

e infine:

5. Che fine hanno fatto gli altri del MIT? E della Silicon Valley e del Politecnico di Torino e della Bocconi. Insomma: non è che ci siano solo due persone, in questi posti. Eppure si parla solo di loro. Centinaia di giovani e meno giovani molto bravi, in questo momento, non sono sulle copertine di Forbes e, forse, non ce li vedremo mai. Ma probabilmente sono fieri di quello che stanno facendo giorno per giorno.

Come vostro padre e vostra madre.

Come voi.

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