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Perché il ghosting non va demonizzato
agosto 21, 2018
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Il ghosting? L'esatto contrario dello stalking.

ghostingSe lo stalking è la ricerca ossessiva di un contatto, il ghosting è la sparizione totale. Nel primo caso ti cerco con insistenza e mi manifesto con ogni mezzo a disposizione, nel secondo mi rendo introvabile su ogni canale. Cesso di rispondere a telefonate, messaggi, email, social.

Se vi siete avvicinati a questo post, forse avrete già maneggiato l'argomento. In Italia il caso è esploso online curiosamente a partire dallo scorso marzo: stando a Google Trends, le ricerche hanno avuto un picco nelle ultime 4 settimane. Merito forse di una condivisione frenetica sui social alimentata a carbonella da un'ondata di solidarietà emotiva dai toni super-teen.

Valanghe di adolescenti dipendenti da smartphone che non suonano mai e di spunte blu che non arrivano, disperate vittime di ghosting. Ma vittime di ghosting, come molti di voi avranno sperimentato, sono anche tante persone che l'adolescenza l'hanno superata da anni.

The Vision ha pubblicato un bel pezzo a riguardo, dove quello che potrebbe rivoluzionare il nostro punto di vista è ascoltare l'esperienza di un ghoster.  In realtà il punto di vista non si rivoluziona. Leggiamo l'esperienza del ghoster - carnefice e restiamo con la sensazione che i concetti di "violenza psicologica" e "codardia", di cui tutti fanno man bassa parlando di ghosting, siano pertinenti.

Proviamo ora a prendere in considerazione le condizioni ambientali attuali. La quantità di canali di comunicazione esistenti e la grandissima frequenza con cui si hanno contatti con qualcuno o "se ne hanno notizie" amplificano l'impatto generato dal suo "non farsi più trovare".

In breve: se prima sparire significava far rispondere alla mamma che non eravamo in casa, ora per farlo dobbiamo evitare quella persona su dieci, venti canali fisici e virtuali. Chi osa non farsi trovare da noi diventa subito un caso da risolvere: una sfida. Eppure, negli anni '90, dopo due o tre telefonate a casa potevamo arrivare a rassegnarci e a ipotizzare di lasciarlo stare, quel poveretto.

Le vittime di ghosting, oggi, fissano le spunte di Whatsapp nell'attesa del mutar di colore. Si lamentano alle cene con gli amici, marchiando il soggetto con l'epiteto di "vigliacco".  Eppure, non facciamo tutti ghosting, quando blocchiamo i numeri dei centralini che ci propongono offerte telefoniche? O quando evitiamo con cura di rispondere a quel vecchio cliente rompiscatole che pagava poco e in ritardo e ci teneva a telefono due ore?

La fattispecie del ghosting ha la sua realizzazione nello "sparire apparentemente senza motivo e da un momento all'altro". Il presupposto su cui ragionare è che, invece, il motivo c'è sicuramente. Altrimenti quella persona non sparirebbe. L'avverbio è ciò che fa la differenza: "apparentemente". Perché se il motivo davvero non ci fosse, avremmo a che fare semplicemente con una persona squilibrata e sociopatica: in questo caso ci saremmo salvati.

È inopinabile che sarebbe opportuno preannunciare l'interruzione dei contatti o, al più, dare spiegazioni, ma il punto è: il ghosting è una fuga. La fuga non si preannuncia, si fa e basta, per non dare all'altro la possibilità di fermarci.

Questo sembrerebbe un atteggiamento davvero possibile solo quando una conoscenza è superficiale: allora, forse, non vale sempre la pena di struggersi.

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Hai mai fatto ghosting a qualcuno? E perché? Prendi il tuo portatile, vieni da Coaster e raccontaci tutto. Per tutti i ghoster, due mezze giornate di coffice in omaggio, con caffè e dolci no stop inclusi. Prenota qui: coaster(at)coastercowo.com. 

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