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Influencer: colpevoli! L’assurda storia del Fyre Festival.
Giugno 26, 2019
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Ben raccontato da due documentari, il FYRE Festival è un evento che non si è mai tenuto. La magnifica rappresentazione di una caduta, dovuta a un megamostro fatto da superbia, tecnologia ed effetti dei media, dove Instagram è inequivocabilmente fra i colpevoli.

Per chi non avesse già incontrato prima questa vicenda, suggeriamo la visione di "Fyre - La più grande festa mai avvenuta", prodotto da Netflix,  che con il suo ottimo climax è il modo più suggestivo e angosciante per entrare nei fatti. Si percepiscono passo per passo la tensione e l'adrenalina della corsa verso la rovina.

Wikipedia viene incontro a coloro che non sono ancora edotti. Il bello sta nella prima riga di testo: "Il Fyre Festival fu un festival musicale che si sarebbe dovuto svolgere nell'isola bahamense di Great Exuma, per due settimane da aprile a maggio 2017".

fu un festival - che si sarebbe dovuto svolgere.

Per la precisione:

Organizzato dall'imprenditore Billy McFarland, fondatore della Fyre Media, e dal rapper Ja Rule, per promuovere un'applicazione musicale dell'azienda di McFarland, l'evento è stato promosso come un festival all'insegna del lusso e della musica. Per la sua promozione è stata messa in piedi un'enorme campagna mediatica su Instagram, anche per il tramite di vari "influencer", tra cui le modelle Kendall JennerBella HadidEmily Ratajkowski, e altre personalità del mondo dello spettacolo.[1] Il festival tuttavia si rivelò un completo fallimento. Durante la prima settimana di inaugurazione, l'evento riportò numerosi problemi relativi alla sicurezza, agli alloggi per gli ospiti e alla presenza degli artisti al festival. In seguito, il festival fu rinviato a tempo indeterminato, dopo che alcuni partecipanti erano arrivati sull'isola, trovando solo tende e panini preconfezionati, invece delle ville di lusso e pasti da gourmet che erano stati promessi al momento del pagamento per l'ammissione all'evento.[2][3]

La portata del disastro è immane: a pochi minuti dall'arrivo dei ricchi ospiti riccamente paganti, nulla è pronto: perchè il festival, semplicemente, non esiste.

Gli organizzatori non hanno fatto in tempo a fare niente, hanno dissipato tutto il budget in cretinate, ma al posto di annullare l'evento e rimborsare  i partecipanti (oramai i fondi erano evaporati) hanno preferito andare fino in fondo al grido di "almeno non potete dire che non lo abbiamo fatto", affrontando la rovina a petto in fuori come dei polli.

Fyre viene definito, un po' ovunque, "una truffa". Tuttavia, osservando gli step che dalle origini hanno condotto al ridicolo epilogo, non si riesce a definirlo tale. Non c'è un furto per arricchirsi: appare più come una cosa che è andata a rotoli mentre chi poteva fermarla non lo faceva, spingendola anzi, ancora più velocemente mentre travolgeva tutto e tutti. Un eccesso di cialtronaggine ha portato gli organizzatori a perdere la testa e a perdere pure che possedevano, che hanno sperperato, dissanguando la loro azienda digitale, che era in crescita vertiginosa, piena di gente in gamba e una nuova app pronta per sbancare.

L'operazione prevedeva un capitale iniziale per l'avvio delle operazioni e poi la prevendita dei biglietti (prezzi da ricchi) per autofinanziare il festival, con il quale avrebbero annunciato il lancio della nuova app. Come si è detto, invece, i fondi sono stati sprecati e le risorse umane sono state tutte distolte dal core business, che era lo sviluppo, per essere concentrate sull'evento.

Spavalderia, superbia, stupidità sono le ragioni profonde di questo fallimento. Il Fyre Festival ha potuto arrivare dove è arrivato perchè era basato su un frontman popolare e credibile e sulle top Instagram Influencer. Sono proprio loro a dare la spinta al tutto. Instagram - o meglio, il sistema Instagram - è fra i colpevoli, perchè è proprio l'elemento che ha trasformato in vera una cosa che era falsa.

Studiando questo fatto esemplare dalle moltissime fonti web, quasi ci diverte osservare da spettatori questo delirio di onnipotenza che porta a sperperi adolescenziali e al drenaggio brutale della software house sana, con gli organizzatori incapaci di cogliere gli avvertimenti, di sapere quando fermarsi, di fermarsi.

Ma la miccia è stata una e una sola. Nel documentario di Netflix il rapporto causa-effetto è molto ben illustrato: il successo del Fyre Festival - che poi diventa un fallimento perchè non si fa - si basa sul coinvolgimento di Instagram influencer che garantissero il sold out dei biglietti. Negoziato un prezzo e stabilito il content, questo è stato pubblicato da tutte contemporaneamente in una data ben precisa. Da lì, l'inizio la fine. Fyre è diventato vero, quindi da quel momento preciso la gente ha cominciato a pagare e il processo è cominciato.

Questa vicenda dà un sottile fremito a tutti: quante volte, nell'organizzare un evento, nel promettere il rispetto di una scadenza a un cliente, nell'assicurare la vittoria in tribunale, abbiamo paura di non farcela e di aver mentito? Quando rischiamo sappiamo quand'è il momento di fermarci? Ebbene, il momento è quando si verificano certe condizioni che abbiamo già previsto. Tutto sta a ponderarlo, questo rischio. A pianficare e a visualizzare sempre le ipotesi peggiori, individuando già i correttivi o la exit. Insomma, non siamo stupidi se qualcosa va storto, siamo stupidi se pensiamo che non possa accadere. Le cose possono anche non funzionare, ma dobbiamo sapere sempre prima esattamente cosa fare. 

La storia porta a galla un tema attuale, quello della responsabilità di chi ha un seguito rilevante sul web. "Rilevante"? Lo è se può influenzare l'opinione pubblica, una massa, una comunità. L'influencer deve preoccuparsi non solo ab origine, ma anche dopo, dei contenuti che pubblica e ha il dovere di verificare che ci sia aderenza fra messaggio e realtà. Perchè se viene pagato è nella sfera del professionismo, in un contesto in cui non viaggia solo, ma è una delle ruote di una macchina ben più complessa di promozione che determina la credibilità o meno di un fatto.

Lo dice il nome: l'influencer "influenza". Ha il dovere dell'accertamento, ha una responsabilità in quello che succede, verso se stesso e verso gli altri.

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