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Internet delle cose: è rivoluzione? Parola al prof!
Febbraio 20, 2018
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Sapete di che cosa stiamo parlando: degli oggetti connessi alla rete. Quelli che ricevono e trasmettono informazioni e dati e che ci cambiano la vita.

Fateci caso: mentre cambiano il nostro modo di vivere, cambiano il nostro modo di pensare. Questo succede quando l'evoluzione tecnologica ci travolge e ci trasporta in quello che si definisce nuovo paradigma, un mondo nuovo dove cambiano in modo drastico alcuni aspetti della società e della cultura.

Alcuni esempi? Lo smartphone che avete fra le mani. L'orologio che vi dà le previsioni meteo. La porta di casa che vi manda un sms se è chiusa male. Google Home e il televisore da cui vedete Netflix e Youtube. Il portachiavi che vi dice dove avete lasciato le chiavi. Gli smart toy per i bambini (come questo).

Ne parliamo con il professor Lucio Cappelli, titolare della cattedra di Tecnologia dei Cicli produttivi dell'Università di Cassino, che nei suoi corsi nelle principali università italiane e straniere affronta il tema che ci interessa: come la tecnologia cambia la società.

Ci domandiamo se le cose connesse alla rete stiano cambiando la nostra vita più di quanto abbia fatto la rete da sola. Se questa connessione degli oggetti stia influendo sulla nostra vita in modo significativo e se, quindi, ci siamo già spostati dall'era di internet all'era di internet delle cose.

Intanto che cosa intendiamo con "cambio di paradigma"?

Intendiamo il cambio dei modelli di riferimento, degli schemi che sono alla base delle interazioni sociali ed economiche di un sistema. La storia dell'uomo è la storia di una civiltà strumentale, legata alla disponibilità di tecnologie sempre più efficaci applicate agli strumenti di lavoro. Con l’evoluzione della tecnologia si può arrivare a un cambiamento del paradigma socio-tecnologico e socio-economico. Importante in questo senso, fondamentale, la relazione diretta fra sapere scientifico e tecnologia, quindi fra ricerca scientifica e innovazione tecnologica.

È chiaro quindi che rendere accessibili sul mercato determinate tecnologie può portare a una evoluzione globale, quindi a un cambio di paradigma globale, come avvenne con il personal computer. Con internet of things siamo già entrati in un nuovo paradigma? O siamo ancora in quello del "semplice" internet?

Internet of things va in questa direzione: le cose acquistano intelligenza e sottraggono casualità. Le cose imparano a usare internet. Questo è internet of things. Questo mi stimola molto come studioso,  ma mi spaventa come essere umano.

Possiamo dire, quindi, che manca ancora un passaggio, quello in cui le cose "apprendono", non semplicemente "vengono istruite".

Il tuo lavoro di ricerca ti porta a contatto diretto con l'internet of things? E fuori dalle mura universitarie, quando ti occupi di processi della qualità per la PA?

Francamente, con riferimento al mio lavoro, non mi vengono in mente aspetti specifici di IoT differenti da I che stia già utilizzando. Bisogna fare i conti con la classica ritrosia della PA a raggiungere rapidamente la frontiera del progresso innovativo. Fra le applicazioni di IoT che personalmente apprezzo, perchè fanno parte della mia quotidianità, c'è  la semplicità con cui i miei apparati - portatili o fissi in auto - "vengono informati" delle condizioni del traffico. Ma credo che un settore chiave dovemisureremo decisamente l’efficacia dei cambiamenti legati ad IoT sarà quello della salute

Controllare (non del tutto eliminare, solo controllare) l'elemento umano e automatizzare tutti i sistemi, tutti i processi del vivere quotidiano; sapere come dormiamo, come va il nostro cuore, quanti passi abbiamo fatto al giorno, dove si trova nostro marito a una certa ora, è sempre solo positivo?

Temo IoT

"Timore? Detto da te ha tutto un altro significato"

Temo tutto ciò che conduce a un mondo - e a una vita - deterministico. E quindi mi domando e vi domando:  sapere e prevedere tutto con esattezza ci farebbe davvero stare meglio?In generale, credo che il modo più corretto di guardare alle conseguenze/opportunità di IoT è di leggerle coerentemente con quanto affermava Henry Ford in merito alle tecnologie: IoT sarà una buona rivoluzione solo se sarà utile per tutti, e parlo a livello di pianeta. Finora, se si guarda alla distribuzione della ricchezza, non si può certo dire che la rivoluzione informatica abbia fin qui portato maggiore ‘giustizia’ sociale. E non nascondo di nutrire dei dubbi che IoT possa in questo fare meglio di I. Ma lo spero.

Lucio Cappelli è professore ordinario di ruolo presso il Dipartimento di Economia e Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale dove insegna Management della Qualità, Tecnologia e Innovazione dei Processi Produttivi, Istituzioni di Economia e Total Quality Management. Svolge la propria attività accademica anche presso l’Università Sapienza di Roma e la State University of Economics (UNECON) di San Pietroburgo in Russia.

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