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Siamo stati sulla Luna, ma non ci crediamo: psicologia della cospirazione nell’epoca di Elon Musk.
Luglio 18, 2019
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Abbiamo celebrato da pochi giorni il primo allunaggio. Chi c'era si è commosso, chi non c'era avrebbe voluto esserci per seguirlo in diretta. E ci emoziona sempre, perchè riguarda tutti noi che siamo sul Globo.

Già, perchè non solo la Terra è tonda, ma siamo pure stati sulla Luna! Notate come siamo riusciti a smentire due teorie cospirazioniste in una sola frase?

Tutti sapete che alcuni minus habens ritengono che non siamo mai stati sulla Luna, ma forse non conoscete tutte le altre teorie del complotto lunare, che per completezza elenchiamo qui di seguito:

Ma perchè?

Perchè le persone utilizzano tablet, guidano auto super-veloci, assistono a operazioni di microchirurgia robotica e non pensano che un veicolo - in un momento storico in cui la tecnologia lo permetteva tranquillamente - abbia superato l'atmosfera poggiandosi su una formazione rocciosa che poi non è così lontana da noi?

Mentre Elon Musk ci porta a passeggio nello spazio, gli enti internazionali collaborano con i privati per raggiungere insieme nuovi traguardi per l'uomo: il primo che ci arriva li condivide con il resto della Terra.

È una questione di sviluppo dell'umanità: non un primato.

Quando da qualche parte sulla Terra si raggiunge una nuova conoscenza tale da mutare l'idea del mondo così come lo conosciamo, significa che quella conoscenza è già di tutti, pure se non è stata ancora condivisa. Significa che almeno un uomo - dunque, l'umanità - ci è arrivato. Quando un essere umano ha messo piede sulla Luna, significa che l'intera nostra specie ha raggiunto quel traguardo.

Quando si arriva a un punto come questo possono verificarsi una serie di eventi, legati per lo più alla diffusione e all'utilizzo di una certa scoperta, a seguito dei quali il mondo può cambiare in modo significativo. Cambia il paradigma. Cambi di paradigma, per esempio, si sono avuto con internet, prima ancora con la polvere da sparo.

Le teorie cospirative sono un fenomeno di massa amplificato dal web - il dramma connaturato all'esistere stesso del web - che nasce per un subdolo meccanismo di natura psicologica. Lo conferma uno studio pubblicato nel 2010 da The Psychologist, secondo cui la crisi, il terrorismo e i disastri naturali sono qualcosa che ci fa sentire inermi, perchè ben poco potere abbiamo quando accadono e anche dopo, nel gestirne le conseguenze. In questi momenti di incertezza e impotenza, si attiva l'amigdala.

Paul Whalen, uno scienziato del Dartmouth College che studia per l'appunto questa parte del nostro cervello, spiega che essa sostanzialmente in quei casi dà un innesco a tutto l'organo del pensiero, obbligandolo a "sistemare le cose che non gli tornano" per rendere tutta una storia controllabile e plausibile. In pratica: visto che certe cose sono fuori dalla nostra comprensione e spaventose, incontrollabili, il cervello le rimette in ordine colmando i buchi. Quindi inventa nemici immaginari, trova dei colpevoli, utilizza artifizi per leggere il racconto in modo coerente.

È chiaro che ha più buchi chi possiede meno informazioni. Dunque chi è più ignorante. Ecco perchè l'ignorante tende di più a credere a teorie cospirazioniste. Se io sono ingegnere aerospaziale è probabile che non abbia dubbi sulla capacità di un veivolo di raggiungere un corpo fuori dalla nostra atmosfera. Va detto, per dovere di cronaca, che in alcuni paesi, come gli Stati Uniti, il 60% degli elettori crede almeno a un complotto e, pare, uniformemente rispetto a ceto sociale o livello di studi.

La nostra idea è che, quando si parla di ignoranza, vada considerata quella che potremmo definire "comportamentale". Ignoro qualcosa perchè sono troppo pigro, arrogante, stupido per andare ad approfondire. Anche se ho portato a casa una laurea con il massimo dei voti.

Potreste trovare ancora più sostenibile questo concetto espresso dalla storica Kathryn Olmsted della University of California, che afferma che le teorie cospirative non esisterebbero se nel mondo non vi fossero delle vere cospirazioni. Insomma: a volte, a pensar male, si fa bene.

Se le origini del cospirazionismo sono chiare, ora bisogna indagarne gli effetti. In un sistema interconnesso, in cui le informazioni sono diffuse alla velocità della luce, quali sono gli effetti reali di un fenomeno di ignoranza di tale portata? E che cosa possiamo fare, noi sani di mente, per fermare chi non crede all'allunaggio, chi non fa vaccinare i propri figli, chi mette a rischio tutti noi con le proprie fandonie?

Iniziamo con il togliere loro la voce. Non amplifichiamola. Non alimentiamole nemmeno con il dibattito, certe facezie. Istruiamo i bambini a trovare da soli gli strumenti per scoprire la verità. Insegniamo loro a distinguere le fonti autorevoli. A studiare.  Non alimentiamo l'industria del complotto guardando video e programmi, leggendo libri, che sostengono teorie come questa (se non a ufo e a scopo informativo, sia chiaro).

E facciamo infine un esame di coscienza: siamo davvero immuni, anche noi, dalle teorie del complotto? O ce n'è qualcuna che ha coinvolto anche noi e ci siamo cascati come dei polli?

 

 

 

 

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